Archivio per 14 Agosto 2007

Non è facile rendere in italiano la sublime poesia di questa canzone degli Eagles, Hotel California. Innanzitutto è stupenda, poi… E’ ricca di significato. Iniziamo col dire che l’Hotel California esiste davvero (un mio amico l’ha pure visto dal vivo), è bruttino, ma si trova in mezzo al deserto, una salvezza per chi si trova a vagare nel mezzo della notte per l’autostrada deserta (ma non ai confini del mare). Ma l’Hotel California cos’è? E’ quel posto che tutti noi cerchiamo, che potrebbe essere il Paradiso o l’Inferno… Si può sempre entrare, ma una volta dentro non si può uscire. E’ bello scrivere questo articolo col sottofondo del mitico assolo di chitarra acustico (anche l’intro è stupenda).

Hotel California

C’è sempre una stanza libera all’Hotel California

Ho cercato una traduzione fatta bene per questa canzone, ma ho sempre trovato qualche errore. Ecco allora la mia personale versione, che nel suo piccolo cerca di rendere tutta la magia di questo brano…

Hotel California - The Eagles - 1976

Lungo un’autostrada fredda e deserta, vento freddo tra i capelli
un intenso profumo di colitas
(1) si libra nell’aria
Quand’ecco che vedo in lontananza una luce scintillante
La mia testa si era fatta pesante (2), la vista sempre più fioca.

Lei stava ritta sulla soglia, io sentiì il campanello d’allarme,
e stavo pensando tra me e me “Questo può essere il Paradiso o anche l’Inferno”.
Poi lei accese una candela, e mi mostrò la strada.
Si udivano voci nel corridoio, mi sembrava che dicessero:

Benvenuto all’Hotel California
un posticino così accogliente
(3)
(un’apparenza così positiva)
Abbondanza di camere all’Hotel California

puoi trovare qui, ogni giorno dell’anno.

La sua mente è piacevolmente distorta, lei ha una “Mercedes bends” (4)
Ha avuto tanti ragazzi carini, che lei chiama amici
che ora ballano nel cortile, sudati per la dolce estate,
alcuni danzano per ricordare, alcuni per dimenticare.

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Ieri sera ero nella ridente gelateria di un ridente vicino paesino con “la” Chiara, sì, quella del racconto, e mentre ci divertivamo a versare granita alla menta sul tavolo ferro-plasticoso, ho cominciato a sticchettare con il suo Motorola V3x (maltrattato dalla proprietaria, per di più), quando la mia attenzione è stata attirata da uno dei pulsantini esterni, proprio sotto a quella della fotocamera: i comandi vocali. Tralasciando disquisizioni sull’utilità effettiva dei comandi (posso capire comporre un numero mentre si guida, ma dire “Fotocamera” quando si ha il tastino apposito proprio vicino a quello dei comandi vocali è roba da matti), voglio solo darvi dimostrazione di quanto siano gentili e indubbiamente simpatici i software Motorola, anche nella scelta del tono di voce, sempre posato, quasi insensibile alle richieste che gli vengono fatte…




Fantastico… Grande Motorola… Il software…umano!

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Stamattina, poichè volevo scaricare, per metterla sul blog, una nota vocale dal mio Motorola V3, mi sono ritrovato a combattere con la mia distro per far riconoscere l’apparecchio al PC; dopo un quarto d’ora, sono riuscito nell’impresa e posto per tutti il procedimento usato:

Per prima cosa, colleghiamo il telefono (qualsiasi Motorola) al computer tramite cavo USB, e verifichiamo quale nome è stato dato alla periferica:

  • $ less /var/log/syslog|grep acm
  • Jan 13 12:46:31 ubuntu kernel: [17181658.232000] cdc_acm 3-2:1.0: ttyACM0: USB ACM device
  • Jan 13 12:46:31 ubuntu kernel: [17181658.240000] usbcore: registered new driver cdc_acm
  • Jan 13 12:46:31 ubuntu kernel: [17181658.240000] drivers/usb/class/cdc-acm.c: v0.23:USB Abstract Control Model driver for USB modems and ISDN adapters

Come vediamo, è stato assegnato il nome /dev/ttyACM0. Se questo comando desse esito negativo, è necessario far caricare il modulo con questo comando:

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