Old Memories. Per caso oggi mi sono ricordato di avere ancora una cosa di cui mi sono subito vergognato, ovvero un Windows Live Spaces. Prima di eliminarlo, però, riporto qui per intero (quindi con errori e ingenuità del tempo) l’unico intervento del Blog, una cronaca su una gita a Roma del 24 Aprile 2006. Buona lettura, per chi volesse osare.
“Era già da tempo che questa gita si percepiva nell’aere, ma ovviamente, se non mi fossi mosso io, non sarebbe mai stata
portata a compimento (me modesto >.<)
24 Aprile, Eurostar ore 6.45, arrivo alle 8.59 Roma Termini. A onor del vero, non possiamo dirci insoddisfatti del servizio
offerto dalle Ferrovie dello Stato; almeno, per quanto ci ha riguardato, è andato tutto per il verso giusto (anche se 17 euri
non sono pochi, solo andata).
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Scritto da: Andrea in Racconti
Con il permesso dell’autrice, mia cara amica, Chiara, posto questo breve racconto sul mio Blog. Quando l’ho letto m’ha subito colpito, perchè credo contenga delle piccole grandi verità che nascondiamo ogni giorno nella nostra vita. E, queste pagine riescono ad astrarre la paura, portarla ai massimi livelli, e poi sdrammatizzarla, come un ideale cammino nella maturazione. Ed è significativo che questo racconto è stato scritto diversi anni fa, quando l’autrice era” soltanto” un’adolescente. Complimenti Chiara! Buona lettura
I raggi di un pallido sole pomeridiano filtravano tra le imposte chiuse rischiarando debolmente la penombra in cui la camera era immersa. Lisa era stesa sul letto supina, gli occhi aperti fissi al soffitto. Avrebbe voluto riposarsi ma non riusciva a prendere sonno; era agitata; l’angoscia e la paura si rincorrevano senza sosta dentro di lei, freneticamente; aveva come un peso sul cuore: il peso della colpa? O era solo il terribile stato d’agitazione in cui si trovava?

Quella notte, poco prima dell’alba l’avrebbe incontrato di nuovo, per consegnargli ciò che voleva e sperava ardentemente che sarebbe stata l’ultima volta. Avrebbe dovuto gioire di questo, sentirsi sollevata, ma inspiegabilmente non era così… Si sarebbe finalmente potuta rilassare; dopo quella notte sarebbe finito tutto, ma i sensi di colpa la divoravano famelici e scavavano solchi sempre più profondi e dolorosi nel suo cuore e nella sua mente. Il suo pensiero si volse alla statuetta chiusa in fondo al baule sotto al letto e la ragazza rabbrividì; quel ridicolo ed insignificante oggetto di rame forgiato in forma d’uccello la ossessionava. Ogni notte, quando la stanza era più immersa nel buio ne vedeva nitida la forma e i contorni e quell’espressione così stranamente malinconica, ogni giorno di più… Ogni mattina la prendeva per controllare che non fossero avvenuti nuovi cambiamenti nel suo aspetto e notava che la qualità della statua diminuiva progressivamente: il rame sempre più opaco, il colore più spento. Si trattava forse di un messaggio? Con la memoria Lisa ripercorreva i suoi ultimi tre mesi di vita: i più bui, soli e vuoti della sua vita.
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